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iCloud, Dropbox e i rischi del cloud computing

07-08-2012 19:03 - Tecnologia
Credo che sarà orrendo e che ci saranno un sacco di terribili problemi nei prossimi cinque anni Steve Wozniak
Cloud computing sotto accusa per colpa degli ultimi attacchi ad iCloud e Dropbox, il cofondatore di Apple si dichiara contrario a memorizzare i dati nella nuvola.

Periodo nero per le aziende dell´IT, soprattutto per quelle che puntano al web ed al cloud computing. Dopo la violazione degli account Yahoo! a cadere sotto l´attacco dei cyber criminali sono stati Dropbox, con password rubate e spam agli utenti, e iCloud, con il caso del giornalista Mat Honan il quale si è visto sparire tutti i dati contenuti nei propri dispositivi Apple.

iCloud di Apple
Dall´iPhone, all´iPad fino al MacBook Air, Honan gestiva tutto tramite iCloud - il servizio di casa Apple in modalità cloud che consente di gestire e archiviare sul web i propri contenuti digitali - proprio per avere sempre tutti i documenti a portata di mano e per non perdere nulla. Ma un accesso non autorizzato ha cancellato tutto e si è impossessato del suo account di posta Gmail e del suo profilo Twitter.

Apple sembra avere il suo grado di responsabilità, visto che l´hacker ha contattato il giornalista americano vittima dell´attacco dichiarando di aver violato l´account iCloud piuttosto facilmente. Il cybercriminale avrebbe semplicemente contattato l´assistenza telefonica di Apple dichiarando di essere Mat Honan chiedendo e ottenendo il reset della password di iCloud.


Dropbox
Inconvenienti di questo tipo, oltre al malcapitato, potrebbero mettere a rischio anche l´azienda per la quale lavora e della quale conserva informazioni sui propri dispositivi. Un po´ come è accaduto nei giorni scorsi a Dropbox, un altro servizio che consente di archiviare dati sul web.

Fondamentalmente l´attacco a Dropbox ha colpito un dipendente dell´azienda, al quale è stata rubata la password. Gli hacker hanno così potuto avere accesso agli indirizzi di posta elettronica degli utenti clienti, i quali a loro volta sono stati vittime di spam.

L´azienda ha ammesso la violazione sul proprio blog, scusandosi con gli utenti e dichiarando di aver innalzato la soglia di protezione per la privacy degli utenti: autenticazione doppia, password più codice monouso ricevuto sul cellulare; nuovi meccanismi automatici in grado di individuare tempestivamente attività sospette; servizio di visualizzazione degli accessi attivi nel proprio account; reminder automatico per il cambio della password, qualora questa rimanesse la stessa troppo a lungo.

Steve Wozniak VS Cloud computing
Per Steve Wozniak, cofondatore di Apple esprime grandi perplessità sul cloud computing: «sono davvero preoccupato riguardo a tutto ciò che andrà nella cloud. Credo che sarà orrendo e che ci saranno un sacco di terribili problemi nei prossimi cinque anni».

La comodità di memorizzare i dati online è indubbia, avendo la possibilità di accedervi ovunque e da qualsiasi dispositivo. È però anche vero che i dati in questo modo vengono maggiormente esposti a possibili attacchi perché, come spiega, Wozniak «con il cloud computing, non possediamo niente. Ma abbiamo già firmato e sottoscritto. Più avanziamo nel trasferire tutto nel Web, e meno abbiamo il controllo delle informazioni».

http://www.pmi.it/tecnologia/software-e-web/news/57703/icloud-dropbox-e-i-rischi-del-cloud-computing.html

Stephen Gary Wozniak, soprannominato (The) Woz o Wizard of Woz (Sunnyvale, 11 agosto 1950), è un informatico statunitense. È conosciuto come uno dei padri della rivoluzione dei personal computer. Sebbene il suo contributo sia stato principalmente rivolto verso la realizzazione di tecnologie e la risoluzione di problemi tecnici, la sua dimestichezza con l´elettronica e la sua capacità quasi leggendaria di ridurre la complessità e quindi i costi delle componenti elettroniche lo hanno reso una delle figure più note nel mondo dell´informatica. Infatti è stato lui a progettare l´Apple I, il primo personal computer pronto all´uso.

http://it.wikipedia.org/wiki/Steve_Wozniak

Fonte: http://www.pmi.it

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